mercoledì 11 novembre 2009

Tito Rubini

La produzione poetica di Tito è notevole. Le sue poesie sono apparse in antologie e riviste; senza dire dei numerosi libri pubblicati. Attualmente sta lavorando ad un volume di racconti e sta per pubblicare altri libri di poesie.

Le poesie sono lette da Gabriella Di Gaetano

Versi a un bambino mai nato



Volevo farti conoscere un tratteggio
di luce, qualche coordinata di tempo
per le nebbie condensate e pulsanti,
attente all’albe chiare troppo cristalline

per resistere alle viltà quotidiane.
Brevi istanti hai navigato in piogge
antiche senza i diritti che rubano
gli ipocriti. T’hanno aspirato, nel vortice

d’aria nato da regioni inospitali
e il dubbio mi arrovella. Io ti volevo,
lo so dai tuoi frammenti alle ortiche
tramutati in polvere e le ferite mie

sui fianchi in cancrena. Potevi essere
e non sei stato, e tante altre cose ancora.

Vorrei il buio ora per farti compagnia.


Ultime carte



Tu che cammini ondulando negli occhi
magie, che mi scrivi poesie e mi cerchi
nelle notti astrali rapito da costellazioni.
Tu che mi svegli in angoli di stanze

variegate da tristi sogni, mi concedi
l’ultimo apparire rubato alle incertezze.
Respiro la tua non presenza senza costringerti,
senza violarti il seno che non mi appartiene.

La sento nuova questa calma nel dipingerti
l’anima: ignota emozione è stata ai ramarri
in via di estinzione. Immoto ascolto gli ultimi

chiarori delle potenti ombre, prima
di appisolarmi ai raggi della verde luna.


Peccato veniale



Mi è accaduto in sogno di incontrarti
come un lampo in zolfo che acceca
nell’acquario. Andavi dietro statue
d’incenso con le mani lustrate a cera

e le gambe piegate dai primi pensieri
non ingenui. Il volto e le frasi modulate
delle vecchie campane tra i rosari di maggio.
E la tua ombra si allungava e si stringeva

al passo dei lampioni. Ho rimpianto certo
di storie non vissute, per strade perse
nelle processioni in calendario, col bagaglio
di un peccato o quasi. Paure per un prete

venuto da lontano, e l’idea del demonio
pipistrello, carnoso all’aria paludosa
e di sterpaglie dove i ragni dalle impronte
a mille zampe mi imponevano la notte

di un latrato. E nel giardino dai frùtici oleosi,
un polpo gigante s’aggirava, lento.

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